head

ANCESTORS
mama
c 2005 by Tommi Avicolli Mecca



Nicholas Mecca made the trip to America

traveling from Basilicata to Napoli
settled in Philadelphia with the help of his padrone
in a neighborhood that once sheltered Jewish immigrants
his wife Maria Antonia and their children
later made the journey huddled at the bottom of
the boat across a rough Atlantic

Nicolas shined shoes all his life
for businessmen who barely noticed him
faces buried in their papers as he rubbed the leather into a shine

finally got a mortgage on a house at 10th and Bainbridge
played guitar
died of asthma
the poor man’s disease

when Nicolas’ oldest daughter Millie first saw the statue of liberty
she fell down on her knees and cried
Mama’s favorite and my comare
she lived with us for many years
taught me to say my prayers at night
both of us kneeling by the bed we shared
bought me comic books from the vendor down the street
recoiled when relatives tried to fix her up at family weddings
“I don’t needa no goddamma man!”
by the time diabetes cut off use of both legs
she had spent 50 years on an assembly line at GE
she died penniless in a relative’s spare room

Rosa Maria her youngest sister
my Mama
with her black curls, deep set brown eyes and semitic looks
courted at the candy counter at Woolworth’s where she worked
by the neighborhood guaglioni
with their slicked back greasy hair
and their Saturday best
she could’ve had any man but she married someone who made her laugh
kept house all her life
lost two babies
raised four children
managed to make ends meet in the leanest of times
which was most of the time

and considered herself lucky to be in America
where she could sit outside at night in her beach chair
gossiping with her girlfriends

her husband Antonio
Tony to most people
pumped gas and fixed cars all his life
always had grease under his nails                         
and clothes that smelled of gasoline
he had a temper that could go off at a moment’s notice
a charm customers always came back for
if he liked you he’d give you his last dollar            
all his life bemoaning la miseria
from his petrol kingdom in the heart of south philly
at 80 he still pumped gas and shot the breeze
with the old guys who sat outside the station
one cold day in December
he came home

had a stroke and was instantly brain dead


Rosa Maria sat quietly by his hospital bed

demanded that he be kept off life support
knew that this man whose name meant hills of the birds

was waiting for the ancestors
She would follow nine months later
colon cancer
down to fifty pounds
refusing last rites from her nephew the priest
and invoking the names of ancestors
who came for her as they will one day come for me

I keep family photos
in picture frames I buy at garage sales
I have a shrine to la madonna nera
I may eat bottled tomato sauce
amaranth spaghetti
mama
and no longer believe in god
but I don’t forget the streets where I was raised
or la via vecchia, though many of those old ways

are forgotten or discarded

I do not forget that the blood flowing
through my veins is the blood of Maria Antonia and Rosa Maria
blood that pumped through the hearts of those that came before

blood of those who resisted i conquistatori
as they subjugated southern Italia time and time again
blood of Sacco and Vanzetti
Latin blood
tough as the spirits
passionate as the eyes and tongues and hands
stubborn as the hearts and wills
of those I call
ancestors
 

AVI
Traduzione di Angela Cingottini
margarita


Nicola Mecca prese il volo per l’America
viaggiando dalla Basilicata a Napoli.
Si sistemò a Filadelfia con l’aiuto del suo padrone
in un quartiere che una volta rifugiava immigrati ebrei.
Sua moglie Maria Antonia e i loro figli
fecero il viaggio più tardi, stipati sul fondo di un battello
per l’Atlantico in tempesta.

Nicola lustrò scarpe tutta la vita
per affaristi che a malapena lo notavano,
le facce sepolte nei giornali
e lui, che tirava a lucido gli stivali.
Alla fine gli misero un’ipoteca su una casa
al 10th & Bainbridge.
Suonava la chitarra.
Morì d’asma,
la malattia della povera gente.


Quando la figlia maggiore di Nicola, Mille, vide per la prima volta
la Statua della libertà
cadde in ginocchio e pianse.
La cocca di mamma e mia comare
visse con noi tanti anni,
mi insegnò pregare la sera,
entrambi in ginocchio accanto al  letto in comune
Lei mi comprava i giornalini al distributore giù in strada,
si arrabbiava quando i parenti cercavano
di combinarle un matrimonio in famiglia
'Non ho bisogno di un fottuto uomo!'
Col tempo il diabete le tagliò le gambe.
Aveva passato 50 anni a una catena di montaggio
alla General Electric.
Morì senza un soldo nella stanza degli ospiti di un parente.

Rosa Maria, sua sorella più giovane,
mia madre,
coi suoi ricci neri, i profondi occhi scuri e l’aspetto semita,
al bancone dei dolciumi di Woolworth
dove lavorava,
corteggiata dai guaglioni del vicinato,
i capelli impomatati
e il vestito della domenica,


mia madre avrebbe potuto avere ogni uomo,ma lei
sposò uno che la faceva ridere.
Fu casalinga per tutta la vita.
Perse due figli,
ne tirò su quattro
si dava da fare a sbarcare il lunario nei tempi più magri,
che erano la maggior parte.
E si considerava fortunata di essere in America,
dove poteva seder fuori la sera sulla sdraia
a chiacchierar con le  amiche.


Suo marito Antonio,
Tony per i più,
pompò benzina e riparò macchine tutta la vita.
Aveva sempre grasso sotto le unghie
e i vestiti sapevano di carburante.
Aveva un carattere che poteva prender fuoco subito,
un fascino che i clienti tornavano sempre,
se gli piacevi ti avrebbe dato il suo ultimo dollaro.
Lamentando ‘la miseria’ tutta la vita
dal suo regno di petrolio nel cuore di Filadelfia sud,
a ottant’anni pompava ancora benzina e sfogava il malumore
coi vecchi seduti fuori alla stazione.
Un giorno freddo di dicembre
tornò a casa,
gli venne un colpo e rimase lì, come morto.


Rosa  Maria sedeva tranquilla presso il suo letto d’ospedale.
Chiese che gli staccassero  la macchina.
Sapeva che quell ’uomo,il cui nome voleva dire mari e monti,
stava aspettando i monti.
Lei lo  seguì nove mesi più tardi.
Cancro al colon.
Ridotta a venticinque chili,

rifiutando i sacramenti da suo nipote prete,
invocando i nomi degli avi
che arrivavano per lei
come un giorno arriveranno per me.

Io tengo le foto di famiglia
in cornici comprate ai mercatini.
Ho un altarino alla Madonna nera.
Posso mangiare salsa di pomodoro in bottiglia,
spaghetti di amaranto
e non credere più tanto in dio,

ma non dimentico le strade dove fui cresciuto
né la via vecchia, anche se molte
di quelle vecchie strade sono dimenticate o negate.
vito

Io non dimentico che il sangue che scorre
nelle mie vene è quello di Maria Antonia e
Rosa Maria.
Sangue che pulsava nel cuore di chi
è venuto prima.

Sangue di chi ha resistito ai conquistatori

che soggiogarono il sud d’Italia per tanto tempo.
Sangue di Sacco e Vanzetti.
Sangue latino
tenace come lo spirito,
appassionato come gli occhi e la lingua e le mani,
testardo come il cuore e la volontà
di quelli che io chiamo
Avi.



ANCESTROS
traducido por Mirta Marquez Mecca, mi prima segunda en Argentina

Nicolás Mecca viajó a los Estados Unidos
nicola and maria
desde Basilicata, Nápoles.
se estableció en Filadelfia, con la ayuda de su patrón

en una casa, que una vez fue refugio
de inmigrantes judíos.


Su esposa María Antonia y sus hijos
viajaron más tarde,
amontonados en el fondo de un barco
a través del agitado Atlántico.


Nicolás lustró zapatos toda su vida,
a empresarios que apenas lo notaban,
sus caras enterradas en los periódicos
mientras él, frotaba el cuero hasta sacar brillo.

Hasta que al final,
una hipoteca se comió su casa de la calle Bainbridge y 10.

Tocaba la guitarra.
Murió de asma,
la enfermedad de la gente pobre.

Cuando Mellie, la hija mayor de Nicolás,
vió por primera vez la Estatua de la Libertad,

se arrodilló y lloró.
La favorita de mamá y mi madrina,
vivió muchos años con nosotros.
Me enseñó a rezar antes de dormir,

de rodillas, junto a la cama que compartíamos.
Compraba mis historietas al vendedor ambulante.
Se enojaba mucho cuando, en alguna boda familiar,
alguien quería presentarle un muchacho.
“¡No necesito ningún maldito hombre!”

Con el tiempo, la diabetes le cortó sus dos piernas.
Había pasado cincuenta años en una línea de montaje
de General Electric.
Murió sin un centavo en el cuarto de huéspedes de un pariente.

María Rosa, su hermana menor,
mi madre,
con sus rizos negros,
sus profundos ojos morenos de aspecto semita,
detrás del mostrador de la confitería Woolworth’s,
donde trabajaba,
era cortejada por todos los muchachos del barrio.
Sus cabellos brillosos por el gel,
vestida con ropa de domingo,
pudo haber tenido a cualquier hombre,
pero se casó con uno que la hizo reír.
Fue ama de casa toda su vida,
perdió dos hijos,
crió a cuatro.
Logró llegar a fin de mes en los tiempos más difíciles,
que generalmente eran todos,

y se consideraba afortunada de estar en América,
donde se podía sentar afuera, por las noches, en su silla de playa
a chismear con sus amigas.

Su marido Antonio, para la mayoría de la gente, Tony,

despachó combustible y reparó automóviles toda su vida.
Siempre tenía grasa debajo de las uñas,
y su ropa olía a gasolina.
Tenía un carácter que de inmediato se prendía fuego,
y una adoración por los clientes que volvían;
si a él le caían bien, era capaz de darles hasta su último dólar.
Lamentando miseria toda su vida,
en su reino de gasolina, en el corazón del sur de Filadelfia,
con ochenta años, despachaba combustible y chismeaba con otros viejos,
que se sentaban en la estación de servicio.
Un día frío de diciembre
volvió a casa,
un ataque fulminante
y al instante fue muerte cerebral.


María Rosa, silenciosamente sentada en la cama del hospital,
exigió que le quitaran todo apoyo mecánico.
Sabía que aquel hombre,
cuyo nombre significaba “colina de las aves”,
estaba esperando a sus ancestros.


Ella lo siguió nueve meses más tarde,

cáncer de colon.

Reducida a veinticinco kilos,
rechazó la extremaunción de un sobrino sacerdote,
invocando el nombre de sus ancestros,
que vinieron por ella,

como un día
vendrán por mí.

Guardo las fotos de mi familia
en un portarretratos que compré en un remate,
tengo un altar a la Virgen negra,
como salsa de tomate enlatada,
spaghetti de amaranto,
y ya no creo en Dios.
Pero no me olvido del lugar donde crecí y de aquellas costumbres,
aunque esas viejas costumbres
danilo
estén abandonadas o rechazadas.

Yo no me olvido, que la sangre que corre por mis venas,
es la de María Antonia y Rosa María.

Sangre bombeada por los corazones que vinieron antes.
Sangre de quienes se resistieron al conquistador,

sometidos una y otra vez en el sur de Italia.
Sangre de Sacco y Vanzetti.
Sangre latina,
fuerte, como el espíritu,
apasionada, como los ojos, la lengua y las manos,
terca, como los corazones y las voluntades
de los que yo llamo
ancestros.


AVI
traduzione di Alessandro de Oliveira



Nicolau Mecca fez uma viagem para a Américafamiglia
viajando da Basilicada a Nápoles.
Instalou-se na Filadélfia com ajuda do seu patrão
em um bairro que uma vez refugiava Hebreus...
Sua mulher Maria Antônia e seus filhos
viajaram mais tarde, amontoados no fundo de um barco
em um Atlântico tempestuoso.

Nicolau engraxou sapatos por toda sua vida
para empresários que mal o percebiam,
olhos grudados nos jornais
enquanto ele lustrava os sapatos.
Até que no final uma hipoteca tomou sua casa
na rua 10th & Bainbridge.
Tocava violão.
Morreu de asma,
a doença de gente pobre.

Quando Mille, a filha mais velha de Nicolau, viu pela primeira vez
a Estátua da Liberdade
caiu de joelhos e chorou.
A queridinha da mamãe e minha comadre
viveu muito tempo com nós,
me ensinou a rezar antes de dormir,
todos ajoelhados ao lado da cama que dividíamos.
Ela comprava-me os jornais do ambulante no pé da estrada,
ficava brava quando os parentes procuravam
arrumar-lhe um casamento em família
“Não preciso de nenhuma porcaria de homem!”
Com o tempo seu diabetes acabou com  ambas as pernas.
Tinha passado 50 anos em uma linha de montagem
na General Electric.
Morreu sem um tostão em um quarto de visitas de um parente.


Rosa Maria, sua irmã mais nova,
minha mãe,
com seus cachos negros, os profundos olhos castanhos e com um aspecto semita,
cortejada no balcão da doçaria Woolwoth onde trabalhava
pelos guris da vizinhança,
com  cabelos lambidos de gel
e com roupas de domingo.

Ela poderia ter se casado com qualquer homem,
mas se casou com um que a fazia rir.
Foi dona de casa a vida toda.
Perdeu dois filhos,
e criou quatro.
Tirava leite de pedra nos tempos mais difíceis,
que normalmente eram a maior parte.
E se considerava sortuda de estar na América,
onde podia se sentar em uma cadeira de praia
para conversar com as amigas.

Seu marido Antônio,
para muitos Tony. Fez o frentista
e concertou carros por toda sua vida.
Sempre tinha graxa debaixo das unhas
e suas roupas cheiravam gasolina.
Tinha um gênero daqueles prestes a explodir, um charme,
que fazia sempre os clientes voltarem.
Se ele gostasse de você, daria seu último dólar.
Reclamando “la miseria” toda a vida.
No seu reino de petróleo no coração do sul da Filadélfia,
com oitenta anos ainda abastecia carros e esbanjava
mal humor com os velhos sentados fora do centro de serviço.
Em um frio dia de dezembro
voltou pra casa e teve um derrame,
ficou ali, duro como morto.

Rosa Maria sentada tranqüila em uma cama de hospital.
Sabia que aquele homem cujo nome significava montanhas de pássaros
esperava pelos pássaros.
Ela o seguiria nove meses mais tarde,
câncer no cólon.
Reduzia aos vinte cinco quilos,
negando a extrema unção do seu irmão padre, invocando o nome dos Avi
que chegaram para ela como chegarão pra mim.

Eu tenho as fotos da minha família
em porta-retratos comprados em brechós.
Tenho um pequeno altar de Nossa Senhora.
Posso comer molho de tomate engarrafado,
espaguete de bredo e não acreditar tanto em Deus.
Mas não me esqueço das estradas onde cresci, nem mesmo as mais velhas.
Embora se para muitos aquelas estradas foram esquecidas ou negadas.
Não me esqueço que o sangue que corre nas minhas veias é aquele
de Maria Antonia e Rosa Maria.
Sangue que pulsava no coração daquele que veio antes.
Sangue de quem resistiu aos conquistadores que subjugaram
o sul da Itália por tanto tempo.
Sangue de Sacco e Vanzetti.
Sangue latino
tenaz como o espírito,
apaixonado como os olhos e a língua e as mãos, teimoso como o coração e a vontade daqueles que eu chamo de
AVI.

bird
back to home page